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Sospirolo

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Villa Sandi Zasso

SANDI ZASSO XVIII secolo - Loc. Moldoi.

La famiglia Sandi (di origine lombarda, più esattamente di Milano, venne a Feltre arricchendosi con il commercio) aveva fin dal XVI secolo vasti possedimenti nella zona di Paderno e nella attigua località di S.Zenon, dove la tradizione vuole che vi fosse la più antica dimora dei Sandi. Nel XVIII secolo risulta che la famiglia si sia trasferita a Venezia, per la necessità dei Sandi, entrati a far parte delle alte strutture amministrative della Repubblica di Venezia, di risiedere nella città di S.Marco.

Naturalmente nel periodo estivo si avevano i festosi ritorni per la villeggiatura e per sovrintendere contemporaneamente ai raccolti. Data l'importanza della famiglia, si giunse alla costruzione del complesso di Moldoi nei primi decenni del XVIII secolo. La località prescelta è perfettamente coerente col desiderio di grandiosità che si voleva dare alla costruzione, per la posizione elevata che domina sulla vallata, isolata dai centri abitati e visibile praticamente sempre da ogni punto del percorso tra Feltre e Belluno.

La dimora, alienata dai Sandi, in seguito alla decadenza ed in parte all'estinzione della casata, diventò proprietà Biesuz, nei primi anni del XIX secolo, e fu quindi, verso il 1830, acquistata dal dott. Bortolo Zasso, agordino. Ancora oggi appartiene alla famiglia Zasso. Nonostante la mole dell'edificio, e le esigenze di rappresentanza, la villa è risolta con un sorprendente rigore compositivo che nulla concede al superfluo o alla decorazione, che non sia viva parte dell'organismo architettonico. Lo schema generale denota immediatamente una concezione di largo respiro, che tende a sfruttare al massimo le caratteristiche dell'ambiente naturale, organizzandolo secondo le disposizioni tradizionali delle ville di maggior importanza.

A Moldoi per la vastità del terreno a disposizione e nonostante il forte dislivello si è creato ugualmente un grande viale di accesso, in corrispondenza della mezzaria della villa, e se si è persa in parte quella sensazione di infinito che soluzioni di questo tipo in "orizzontale" generano negli esempi di pianura, ne risulta assai accresciuta l'importanza della villa che si eleva maestosa al termine della lunga rampa. Nel caso della Villa Sandi, si è certamente tenuto ben presente l'effetto scenografico, dato dalla presenza della grande piramide di roccia del monte Pizzocco che sovrasta come un enorme fondale la massa candida dell'edificio.

L'ingresso al viale è risolto sull'attuale strada provinciale pedemontana, tra i centri di Maras e di S. Zenon. Nel muro di cinta della proprietà si apre una vasta esedra, formata da due superfici intonacate e imbiancate, l'una concava e l'altra convessa, separate da pilastri a bugne, con al centro l'ingresso carrabile, affiancato da due minori passaggi pedonali. La pianta della villa è molto semplice e quasi modularmente determinata dalla composizione di elementi quadrati accostati. Il corpo principale è sostanzialmente un volume cubico con, in corrispondenza di ogni piano, la lunga sala centrale passante, affiancata dal vano scale quadrato e da due ambienti per parte. I corpi laterali, molto in arretrato rispetto al nucleo centrale verso valle, e perfettamente allineati a questo sul retro, sono divisi in quattro locali pure quadrati da un doppio muro in croce.

In corrispondenza del copro centrale aggettante si sviluppa un grandioso scalone a tenaglia che dal piano nobile scende al giardino, La perfetta unitarietà del complesso, e il rigore canonico dei particolari non può far pensare per la villa di Moldoi all'intervento di un architetto di notevole esperienza: il fatto che per la casata dei Sandi abbia lavorato a Venezia Domenico Rossi, che costruì il palazzo di famiglia nella Corte dell'Albero, oltre che le chiare affinità stilistiche, fanno ritenere con una certa attendibilità la possibile attribuzione allo stesso artista della villa di Moldoi.

Un accenno merita infine il giardino, che si svolge sul davanti della villa, con una prima spianata a forma di T, con la parte centrale che si protende verso la valle terminando con un'ampia esedra: a lato, con un primo sfalsamento, più basse, due zone rettangolari, di cui quella verso Ovest è un piccolo giardino di tipo geometrico, realizzato con siepi di bosso potate.

La cappella, dedicata ai SS. Pellegrino e Biagio, è una semplice aula rettangolare con facciata a capanna ed uno snello campaniletto disposto su di un angolo della fronte. Davanti alla chiesetta, vennero alla luce i restio di un piccolo cimitero, che non dovrebbero però esser anteriori al XVIII secolo. Tratto da "Ville della provincia di Belluno" di Adriano Alpago Novello - edizioni SISAR Milano, 1968


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