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Sospirolo

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Chiesa


Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Chiesa parrocchiale di Sospirolo in loc. Capoluogo.

La Chiesa ha deciso di ricordare San Pietro e San Paolo lo stesso giorno, poiché, come scrisse Sant’Agostino, “benché abbiano sofferto in giorni diversi, i due erano una cosa sola. Ha preceduto Pietro, lo ha seguito Paolo. Celebriamo il giorno festivo degli apostoli consacrato per noi dal loro sangue". La fondazione della pieve di Sospirolo risale ad un’epoca precedente al 1185, ma si hanno notizie certe dello stato di consistenza della chiesa parrocchiale solo grazie alle visite pastorali iniziate nel 1538, in occasione delle quali il Vescovo visitava tutti gli edifici sacri della parrocchia e ne relazionava l’esito. Da questi documenti è possibile individuare a grandi linee la fisionomia dell’originario edificio sacro, collocato alla sommità di una collina, in un luogo non vicinissimo al centro.

La chiesa aveva ben tre altari: l’altare maggiore, collocato a levante in un’abside rialzata rispetto al pavimento della navata, era decorato da una grande pala inserita in dossale ligneo e raffigurante la Vergine con il Bambino tra i Santi Pietro e Paolo, Giovanni Battista e Vittore; i due altari minori erano dedicati a San Rocco e Sant’Antonio, quest’ultimo era alloggiato in una cappella affrescata e decorata con tre statue a tutto tondo. Nei pressi del tempio, dotato di torre campanaria, vi era il cimitero, all’interno del quale era stata costruita una piccola chiesa intitolata a San Giovanni Battista e sede della Confraternita dei Battuti. Le caratteristiche costruttive e tipologiche dell’edificio rispondevano sostanzialmente a quelle più diffuse nel territorio, fatta eccezione per l’originaria presenza di un Battistero esterno, denominato Chiesa del Battistero (cosa che testimonia l’onorevolezza del complesso chiesastico e la sua antichità, in considerazione del fatto che erano molto rare le circoscrizioni ecclesistiche fornite di un battistero strutturalmente autonomo). Va comunque precisato che già alla fine del Cinquecento, su ordine del vescovo, il fonte battesimale era stato collocato all’interno della chiesa, e più precisamente presso la cappella di Sant’Antonio, mentre la costruzione che l’ospitava venne probabilmente trasformata nella sopra citata sede della Confraternita dei Battuti. La chiesa era dotata di un discreto patrimonio, costituito non solo dalle opere d’arte, ma soprattutto dalle suppellettili e dagli arredi sacri, che formavano una sorta di “tesoro di san Pietro”, oggi presente solo in piccolissima parte. Verso la metà del Seicento, dato il considerevole incremento demografico, emerge l’esigenza di ampliare la chiesa in modo da contenere i numerosi fedeli, e, nonostante il suo buono stato di conservazione, essa venne completamente riedificata,tanto che nel 1674 il Vescovo Berlendis procedette alla benedizione del nuovo tempio.

La nuova parrocchiale, demolita circa cinquant’anni fa e quindi ancora presente nei ricordi dei sospirolesi meno giovani, viene descritta come un edificio capiente ed arioso, costruito con soffitto a volta, pavimento in lastre di pietra, riprendendo a grandi linee lo schemadella prima parrocchiale.Infatti,anche la nuova chiesa possedeva un altare maggiore rialzato di tre gradini e decorato con l ’antica pala; due altari minori collocati in due cappelle laterali, uno dei quali dedicato alla vergine del Rosario, (della quale era sorta una confraternita), l’altro ai Santi Antonio, Rocco e Sebastiano; infine esisteva un quarto altare, collocato a settentrione, dedicato a san Giorgio. Erano presenti tre ingressi e il vicino al principale era collocato il fonte battesimale. Non subiscono variazioni di sorta il cimitero adiacente e l ’oratorio dei battuti, che,anche se non più officiato ospitava l’altare con la pala della Madonna di Loreto con i santi Battista e Agata.

Alla fine dell’Ottocento si ripete quello che era accaduto circa due secoli prima:si arrivò alla decisione di edificare una nuova chiesa, ritenendo l’esistente, che pure si trovava in un buono stato di conservazione, troppo angusta e, soprattutto, collocata in un luogo isolato e scomodo. Così nel 1889 l’arciprete Gregorio De Lotto iniziò i lavori per l’edificazione della terza (ed ultima) parrocchiale, sostenendo un’ingente spesa che richiese l’alienazione della maggior parte del patrimonio culturale ed ecclesiastico della parrocchia. L’ imponente costruzione in stile gotico, progettata dal certosino Marco Poliaghi sullo schema di Santa Croce di Firenze, fu consacrata nel 1898 dal Patriarca di Venezia (il futuro Pio X) che in quell’ occasione donò una reliquia dell’Evangelista Marco.


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